Prosecco contro Progrigio, la battaglia dei vini frizzanti

Similarità fonetica tra le denominazioni “Prosecco” e “Progrigio” – Effetto evocativo e confusorio anche rispetto alla violazione della tutela conferita dalla denominazione protetta.

Il Tribunale di Venezia ha avuto modo di interpretare il requisito della confusorietà tra marchi anche alla luce della denominazione di origine protetta di cui gode il marchio contraffatto.

Tutto nasce dalla commercializzazione di un vino denominato “Progrigio”, contro i cui produttori il Consorzio di Tutela della Denominazione di Origine Controllata Prosecco ha svolto azione di contraffazione.

La legge prevede che sia vietato l’uso di qualsiasi mezzo nella designazione o presentazione di un prodotto che indichi o semplicemente suggerisca che detto prodotto presenti qualità che sono proprie di prodotti caratterizzati da una tutela di origine, anche quando detto uso comporti uno sfruttamento indebito della reputazione della denominazione protetta.

Secondo il Giudice è pacifico che detto agganciamento indebito alla denominazione protetta può concretizzarsi anche nel semplice uso di un segno che evochi la denominazione di origine per prodotti comparabili o suggerisca che il prodotto contraffattorio sia simile a quello originale, inducendo il pubblico ad attribuire ad esso prodotto contraffattorio, anche in termine meramente potenziali, qualità corrispondenti a quelle del secondo in quanto connesse alla denominazione di origine protetta, quale è pacificamente la DOP “Prosecco”.

Ebbene, la giurisprudenza comunitaria (in forza del Reg. UE n. 110/2008 in tema di bevande spiritose, ripreso dal Reg. UE n. 1308/2013), ha chiarito che può esservi evocazione ogni qual volta il termine utilizzato per designare un prodotto incorpori anche solo una parte di una denominazione protetta, di modo che il consumatore di media avvedutezza e ragionevolmente informato, in presenza del nome del prodotto, sia indotto ad avere in mente, come immagine di riferimento, la merce che fruisce della denominazione protetta.

Nel caso di specie, si deve osservare che i prodotti contrassegnati, gli uni con il segno “Progrigio” e gli altri con la denominazione di origine, sono sostanzialmente similari se non eguali, entrambi appartenendo alla tipologia dei vini frizzanti bianchi secchi italiani.

Peraltro, è risaputo come il “Prosecco” sia vinificato con percentuale prevalente di uve Glera ed anche con una componente di Pinot grigio, così come si afferma essere vinificato il “Progrigio” e come può dedursi evocativamente dal medesimo nome.

Sempre secondo il Tribunale di Venezia, dal punto di vista del confronto tra i prodotti contrassegnati non si può dubitare che essi siano assolutamente analoghi e destinati al medesimo settore di mercato e consumatore medio che, in ragione del nome “Progrigio” rischia, pur utilizzando la sua ragionevole avvedutezza, di associare il prodotto così contrassegnato a “Prosecco”, riprendendo il segno contraffattorio la parte iniziale della denominazione, essendovi così similitudine fonetica tra i segni nel loro complesso considerati, nonché evocando, con il termine “grigio”, la qualità di uve con cui anche il “Prosecco” può essere vinificato.

L’uso del segno in contestazione può ritenersi suggerisca nella mente del consumatore medio che il prodotto contrassegnato sia comunque simile a quello originale, inducendo in modo idoneo ad attribuire ad esso prodotto le qualità corrispondenti a quest’ultimo in quanto connesse alla denominazione protetta.

Per quanto sopra, il Tribunale di Venezia ha ritenuto sussistere la violazione dell’art. 30 D.Lgs. n. 30/2005, oltre che dell’art. 15 del Reg. UE n. 110/2008 e dell’art. 103 comma 2 lett. b) Reg. UE n. 1308/2013, inibendo l’uso di “Progrigio” in qualsiasi forma, sia in ambito pubblicitario, sia quale denominazione, sia quale nome a dominio, sia come segno contrassegnante il prodotto, dovendosi prevedere il ritiro dal mercato dei prodotti così contrassegnati e di tutto il materiale pubblicitario recante detto segno.

Dettagli Stefano Carriero