Nel mercato dei vini può essere tollerato un certo grado di somiglianza fra marchi denominativi e patronimici, purché l’uso dei marchi avvenga poi in modo corretto. Il caso Laura Romagnelli / Romagnoli
Il procedimento è stato avviato a seguito della presentazione della domanda di registrazione del marchio nazionale denominativo “ROMAGNOLI” per distinguere vini. Contro tale richiesta di registrazione è stata presentata opposizione sulla base di due marchi verbali identici “Laura Romagnelli” per le bevande alcooliche.
A fondamento dell’opposizione è stato posto il rischio di confusione fra i consumatori, dovuto alla somiglianza tra i marchi e all’identità o affinità dei prodotti rivendicati.
L’opposizione è stata accolta dall’esaminatore dell’UIBM e la domanda di registrazione del marchio “ROMAGNOLI” è stata respinta.
Contro tale decisione è stata proposta impugnazione dalla società Cantine Romagnoli, sulla base, tra le altre, delle seguenti considerazioni:
  • la sentenza Cass. civ., sez. I, 4 febbraio 2016, n. 2191, ha giudicato non manifestamente illogica una decisione di merito che aveva escluso il rischio di confusione in un caso di conflitto fra marchi per prodotti vinicoli, l’uno dei quali era costituito da un cognome e l’altro dallo stesso cognome con l’aggiunta di un prenome. Nella motivazione di detta sentenza si osserva infatti che

 

nello specifico settore vitivinicolo è frequente la presenza di imprese commercializzanti lo stesso prodotto, facenti capo a soggetti pressoché omonimi e che utilizzano il proprio nome come ditta o marchio. Sicché, avendo – nello specifico settore produttivo in questione – il patronimico una minore valenza distintiva, l’aggiunta del prenome al cognome, in specie se accompagnato da ulteriori elementi descrittivi, è sufficiente ad escludere la confondibilità dei segni distintivi delle diverse aziende.

La Commissione dei ricorsi nell’esaminare la decisione sull’opposizione, ha affermato quanto segue:
I vini sono, al giorno d’oggi, prodotti di qualità (spesso forniti di indicazioni geografiche protette), in forte competizione fra loro sul piano delle differenze qualitative e del rapporto qualità/ prezzo; i diversi prodotti costituiscono inoltre oggetto di attente e continue valutazioni e classificazioni da parte di esperti del settore e di pubblicazioni, cartacee e digitali, specializzate.
La “identità fra prodotti”, che è stata accertata dal decisore, va intesa in questo caso come appartenenza al medesimo genus merceologico (a sua volta suddiviso, al proprio interno, in una miriade di segmenti particolari), ma non come normale sostituibilità di un singolo prodotto con un altro.
Un’altra caratteristica del mercato dei vini, opportunamente valorizzata nella recente sentenza citata della Cassazione è costituita dal fatto che questo è un mercato poco concentrato, in cui sono presenti moltissimi produttori e si registrano ogni anno molte nuove entrate ed uscite. Inoltre, la maggior parte delle imprese produttrici ha piccole dimensioni e, spesso, carattere familiare; in ogni caso sono largamente utilizzati, per tradizione, nomi di famiglia come segni distintivi dei prodotti.
Ne consegue che nel mercato dei vini può essere tollerato un certo grado di somiglianza fra marchi denominativi e patronimici, purché l’uso dei marchi avvenga poi in modo corretto.
Così la Commissione dei Ricorsi ha concluso che il rischio di confusione tra i due segni sia basso e che pertanto I’opposizione debba essere rigettata.

Dettagli Stefano Carriero