Contraffazione del marchio Rolex online e la responsabilità dell’hosting provider
La Rolex Italia s.p.a. ha richiesto ed ottenuto misure inibitorie per violazione dei diritti di privativa (diversi marchi, per esempio “Rolex”) nei confronti di I.T.M. Sagl Trgovina D.O.O. -società slovena- Innovative Technologie & Materials Sagl in Liquidazione – società svizzera – ed Aruba s.p.a.-in qualità di hosting provider.
La ricorrente lamentava condotte contraffattorie nonché sleali da parte delle società, titolari di due siti visibili in Italia ove venivano promossi in vendita orologi a muro a marchio “Rolex”, dotati delle medesime forme di celebri modelli della famosa Casa svizzera – e Innovative Technologie, che si occupava della commercializzazione e della spedizione dei prodotti.
Il contraddittorio è stato altresì esteso ad Aruba s.p.a. –in qualità di hosting provider, chiedendo che nei suoi confronti venisse disposta la disattivazione totale dell’accesso di uno dei due siti (www.rolexdaparete.com) e la rimozione selettiva del materiale illecito caricato sull’altro sito (www.tecmer.it) entrambi ospitati sui server della resistente.
Il Tribunale ha ritenuto non rilevanti le difese di Aruba s.p.a. la quale aveva sostenuto di essersi immediatamente attivata a seguito delle diffide di controparte, avendo intimato al suo cliente (I.T.M.) di adempiere a quanto richiesto da Rolex Italia e avendo informato tempestivamente la competente Autorità Giudiziaria.
L’hosting provider aveva eccepito inoltre la cessazione della materia del contendere, in quanto nel frattempo entrambi i siti erano stati oscurati, sostenendo infine l’impossibilità di procedere all’oscuramento degli indirizzi IP, in quanto allo stato non univoci, dunque assegnati anche a siti web di terzi estranei alla lite e dai contenuti leciti.
Il Tribunale, dopo aver rilevato che i siti ospitati sui server di Aruba pubblicizzavano prodotti contraffattori, ha ritenuto di adottare provvedimenti inibitori nei confronti di Aruba per impedire la reiterazione dell’illecito.
Il Giudice ha così confermato il principio che la parziale cessazione del comportamento controverso dopo la notifica del ricorso d’urgenza non è comunque sufficiente ad evitare l’assunzione del comando inibitorio invocato in sede cautelare dal soggetto leso ed ha stabilito che l’ordine inibitorio deve consentire una tutela effettiva ed efficace al soggetto leso: deve cioè avere l’effetto di impedire o, almeno, di rendere difficilmente realizzabili le consultazioni non autorizzate dei materiali protetti e di scoraggiare seriamente gli utenti di internet.
Il Tribunale ha quindi ordinato ad Aruba di impedire, attraverso modifica delle chiavi d’accesso, che i siti web www.rolexdaparete.com e www.tecmer.it siano visibili ed accessibili a chiunque e da qualsiasi postazione remota; ed ha altresì ordinato di trasferire i nomi a dominio rolexdaparete.com e tecmer.it a favore di Rolex Italia s.p.a..

Dettagli Stefano Carriero