Contraffazione da valutare anche per il marchio forte

La società titolare del marchio consistente nella lettera “V” inserita in una figura geometrica, per prodotti vari nel settore dell’abbigliamento ed accessori, firmati dallo stilista Valentino Garavani, citava in giudizio la Florence Fashion Jersey Ltd, la quale aveva ottenuto la registrazione del marchio consistente in una lettera “V” stilizzata inserita in un ovale costituito da una lettera “G”, utilizzato dalla Giovanni Valentino a Milano srl per contraddistinguere analoghi prodotti ??” e chiedeva al tribunale adito di dichiarare la nullità del marchio da esse utilizzato per difetto del requisito della novità, di accertarne la contraffazione, di inibirne l’utilizzazione e di emettere i provvedimenti consequenziali, nonché di accertarne la concorrenza sleale e di condannare le predette società al risarcimento dei danni. Il Tribunale di Milano rigettava le domande, così come la Corte d’appello rigettava il successivo gravame. Contro tale decisione propone ricorso per cassazione la Valentino spa.
I motivi del ricorso proposti sono ritenuti infondati dal Collegio. Quest’ultimo, infatti, ricorda come l’apprezzamento sulla confondibilità tra segni distintivi similari è riservato al Giudice di merito, le cui valutazioni si sottraggono al controllo di legittimità se sono adeguatamente motivate. La premessa logica di tale apprezzamento è la qualificazione del marchio anteriore come forte o debole. La Corte d’appello ha qualificato il marchio della Valentina spa, di cui è chiesta la tutela, come forte, la ricorrente non ha, però, censurato tale qualificazione, dunque, non può essere messa in dubbio dai Giudici di legittimità.
Il Collegio riporta che «per i marchi forti la contraffazione imputabile al marchio successivo e similare non viene meno non solo quando le varianti o modificazioni siano lievi, ma neppure quando siano consistenti e rilevanti, sempreché vi sia appropriazione dell’identità sostanziale ovvero del nucleo ideologico espressivo che caratterizza l’attitudine individualizzante di quello anteriore». Ciò vuol dire che quando, per effetto delle varianti o modificazioni, il nucleo ideologico espressivo che è proprio del marchio anteriore resti impregiudicato e cioè non confondibile con il secondo, la tutela del primo si arresta, non essendo consentito ad un’impresa titolare di un marchio (anche se marchio forte) di vietare ad un’altra l’uso di un marchio similare ma non confondibile, quando resti immutata la capacità distintiva dei suoi prodotti rispetto a quelli dell’altra impresa.
Diversa composizione del marchio successivo. Ciò è avvenuto nel caso di specie, dove la Corte territoriale ha accertato che il marchio registrato dalla Florence Fashion Jersey era caratterizzato da una diversa composizione che lo rende del tutto differente rispetto al logo della società ricorrente e, quindi, distinguibile in una valutazione globale e sintetica, avendo riguardo all’insieme degli elementi salienti grafici e visivi e alla normale capacità percettiva di un consumatore medio che, quando di lusso (come nel caso in esame), è una clientela verosimilmente selezionata ed avveduta. Il ragionamento seguito dai Giudici di merito appare, pertanto, coerente con le indicazioni della giurisprudenza, e con il principio secondo il quale «non è possibile presumere la confusione per il solo fatto dell’esistenza di un rischio di associazione tra i segni». La Corte d’appello, infatti, svolgendo un giudizio di fatto adeguatamente motivato, ha escluso la confondibilità all’esito di una comparazione dei segni globale ed astratta (svolgendo, tra l’altro, un esame del certificato di protezione del marchio, impraticabile, tra l’altro, in sede di legittimità).
Per tali ragioni, la S.C. ha rigettato il ricorso.

Dettagli Stefano Carriero