Azione di responsabilità del socio o del terzo danneggiato dalla condotta degli amministratori

Il Tribunale di Roma chiarisce il profilo soggettivo e requisito di danno diretto.

Il dolo richiesto per ottenere il risarcimento del danno consiste nella volontà di compiere l’atto illecito senza che sia ulteriormente necessario che il profilo soggettivo sia concretamente diretto contro un determinato soggetto.

Occorre, tuttavia, evidenziare che il dolo dell’amministratore deve consistere nella consapevolezza dell’obbiettiva idoneità dell’atto, che si accinge a compiere, a cagionare un danno ai naturali destinatari dello stesso e nella volontà di compierlo nonostante la previsione che un tale danno possa concretamente verificarsi. 

Parallelamente, la colpa, potrà consistere in un comportamento del pari cosciente, ma in cui l’evento pregiudizievole sia indotto non già da premeditazione, quanto piuttosto da negligenza, imprudenza o imperizia.

L’amministratore incorre in responsabilità anche quando agisce nell’interesse della società e per adempiere i doveri impostigli dalla carica assunta, se, nello svolgimento di tale attività, produce un danno diretto a terzi agendo con dolo o colpa.

L’elemento di diversità dell’azione individuale di responsabilità rispetto all’azione sociale ed a quella dei creditori sociali è rappresentato dall’incidenza “diretta” del danno sul patrimonio del socio o del terzo: mentre l’azione sociale è finalizzata al risarcimento del danno al patrimonio sociale e l’azione dei creditori sociali mira al pagamento dell’equivalente del credito insoddisfatto a causa dell’insufficienza patrimoniale causata dall’illegittima condotta degli amministratori, l’azione individuale presuppone la lesione di un diritto soggettivo patrimoniale del socio o del terzo che non sia conseguenza del depauperamento del patrimonio della società.  

Dettagli Stefano Carriero